sopra la via dei defunti
o forse non è che il gelo
che espugna l’anima ferita
sferzata da un vento crudele
mentre percorre il sentiero
seminato di lacrime e argilla
del ricordo di chi è perduto.
Buche sparse
per la strada
ricolme di pioggia e di pianto
ed i muri di bianche crepe
a circondare quella necropoli
per fingere una finta purezza
macchiata da muffa e rampicante
che si inerpicano sulle pareti
simili a gatti insolenti e curiosi.
Affondano i
passi e le memorie
resi pesanti dal silente dolore
e sembra sia sempre plumbeo
il cielo che sfiora i cipressi
ed è bimbo timoroso il sole
che tace dal profondo rispetto
nasconde il capo dietro le nuvole
s’addormenta sul loro grembo.
Dopo calano
come avvoltoi
gli emissari del cristianesimo
a germogliare croci e bugie
sfruttatori perfino della morte
le litanie scortano il viaggio
la voce cigola, dopo singhiozza
per l’ultimo struggente saluto
che pare non voglia lasciare la gola.
N° 2022 - 21 marzo 2012
Il Custode

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