e ti infrangi nei miei occhi
eppure sembri volerti punire
e flagelli la costa d’Oriente
gli anfratti del mio sguardo
io ora ti osservo estasiato
non speravo che tanta bellezza
mi fosse semmai raggiungibile.
La battigia e
le candide sabbie
si quietano sulla tua pelle
pelle di oliva e pura fragranza
ed occhi di mandorla oscura
il monsone sferza il bambù
pretende che egli si inchini
davanti al tuo corpo di giunco
che sfiorarlo sembra peccato.
Sebbene tu
appaia fragile
la tua anima è possente
come tigre che si mimetizza
tra i suoni della jungla immensa
cosicché il tuo cuore pulsante
pare tamburo da vita tribale
i tuoi capelli sono il sentiero
tappeto di tenebre in volo.
Siccome non mi
hai mai deluso
io, grato, mi rivolgo al Buddha
per barattare il tuo bel sorriso
con i giorni che mi rimangono
la mia bussola indica il Siam
ecco qual è la mia meta!
E qualcuno ti definì un sogno
io ti penso come fossi il destino.
N° 2182 - 1 agosto 2012
Il Custode

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