e batte
i pugni
iracondo
sulla sabbia
dopo
d’improvviso si alza
maestoso
e suggestivo
ed
ancora ritorna a sdraiarsi
esausto
del proprio rancore.
Il sole che pare riflettere
lontano
all’orizzonte
non è
che una menzogna
luce di
timido sospiro
dentro
il cielo adirato
che
adesso mette i bronci
e
plumbeo, si fa minaccioso.
Così i gabbiani tacciono
e
rispettosi osservano
onde di
ruvida rabbia
che
giungono di furia
a
schiaffeggiar gli scogli
enorme
e violenta risacca
che
rintrona sulla battigia.
Inviso, adesso, al pescatore
resta
da solo, il mare
nessuno
è tanto impavido
da
solcare le sue acque affamate
ritte
in piedi come ciclopi
mentre
egli, impettito
si fa
vanto della sua forza.
N° 1743 - 13 dicembre 2010
Il Custode

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