Ti ha recata la notte d’estate
dentro i miei sogni astratti
candida come fossi un angelo
bella da non poterti
scordare
ma adesso spalanchi le tue
ali
e ti appresti a riprendere
il volo.
Io grido il tuo nome nel buio
tu ti volti e ti fermi un
istante
ed il tuo sorriso mi
illumina il cuore
ma la tua lacrima mi bagna
le gote
così resto in ginocchio,
confuso
e ti lascio svanire lontano.
Ma poi io trovo il tuo messaggio
e leggo il tuo bacio
dell’addio
e seguo le tue impronte
luminose
oltre le montagne e le
colline
fino alla tua casa tra le
croci
dove riposi nel tuo letto
sotto il marmo.
La tua immagine è rimasta tale
come l’ultima volta che eri
realtà
ed io ti piango in mezzo ai
fuochi fatui
e le anime di chi ti può
accarezzare
e ti penso come se tu ci
fossi ancora
bella da non poterti
scordare.
N° 1082 - 9 maggio 2008
Il Custode

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