Una litania
recata sopra il grembo
di una stella cadente.
Non è che una
luce
che sorvola la notte
e perde gocce di tenebre
sul letto del mare silente.
Illumina
un’ombra
pallida quanto le nuvole
ritta sopra gli scogli
dietro la spuma che impatta
tra i nidi delle telline.
Verso il faro
che lancia uno sguardo indiscreto
a vagabondare nel cielo
alcuni gabbiani in amore
berciano per il disappunto
e volano via all’orizzonte.
Sulle scale
lo spettro appare triste
eppure lei è talmente bella
da fare invidia alla luna
e sembra così vicina
ma per una misteriosa magia
sale in un lampo e scompare.
Un pianto
sommesso
ogni volta che prova a destare
il suo cadavere antico
coperto da polvere e ragnatele
cullato da un fiume di sangue
sul pavimento di ardesia
eppure lei è talmente bella
con l’oblio in fondo agli occhi.
N° 2958 - 22 luglio 2015
Il Custode
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