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sabato 15 agosto 2015

LA MORTE E LA BAMBINA

All’alba dell’ultimo giorno
fu allora che la morte arrivò
e dissero che non ebbe cuore
dissero non avesse premura
sicché attese paziente e silente
nella camera della bambina.

Nel dormiveglia, distesa sul letto
lei annusò il suo odore forte:
<<La tua fragranza emana pietà
e compassione che trovo irritante.>>
Lo sguardo cupo della nera signora
rifletteva sui vetri e nella penombra.

Le si avvicinò e con gli artigli
scheggiò i mobili e le pareti
poi le ritrasse come fosse un gatto
e posò le sue dita sulla bambina
prima le gote, dopo le labbra
per una carezza che fu dolcissima.

<<Sei venuta per portarmi via
per porre fine alla mia malattia
se anche tu taci io lo sento
i tuoi pensieri non hanno segreti.>>
Era venuta per portarla via
ma avrebbe voluto essere altrove.

La bambina si toccò il petto
al suo interno inferno e tempesta
<<Soffrirò?>> Domandò alla morte
ciononostante le tese la mano
un solo istante e dimenticò tutto
benché avesse poco da ricordare.

Volò distante, dove non era arrivata
eccitata, forse persino felice:
<<Questo posto è davvero bellissimo
fiori di stelle e profumo di pioggia
non c’è luce e però non importa
Le tenebre danzano dentro i miei occhi.>>

E la morte smarrì qualche lacrima
che impattò sulla bambina
dopodiché le sorrise e la strinse a sé
poi la baciò e penso un po’ più forte:
<<Mai nessuno, amore, alla tua età
dovrebbe raggiungere un posto così…>>

  N° 2970 - 5 agosto 2015

                                                Il Custode

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