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domenica 16 settembre 2018

SOPRAVVIVERE A SALEM

Potrà mai questa notte
raccogliere il mio silenzio
e scagliarlo nel grembo del vento
e dopo il vento, sotto le onde?

Sopra i marciapiedi dipinti
da un leggero tocco di ardesia
nessun gatto, né foglie autunnali
intralciano il mio cammino.

Io penso…ma è pura follia
di saltare sul primo treno
che trancia a metà la pianura
sino al profilo esile di lei.

Adesso, e con molta pazienza
estraggo dal tumefatto mio cuore
ogni spina e ogni singola lacrima
illuminate da una luna d’avorio.

Annegano dentro i canali
le parole che io non seppi dire
il destino che non pareva avere
un futuro, né una ragione.

Non vi è più alcuna stazione
né un sogno in cui rammentarla
solamente i rammendi nell’anima
con i quali sopravvivere a Salem.

  N° 3455 - 16 settembre 2018

                                                           Il Custode

sabato 15 settembre 2018

PARLIAMO DI TE

Parliamo di te
poiché ci sono libellule
che ancora non ti conoscono
e una luna, e una notte
bisognose di impararti.

C’è una foglia che scivola
da un ruscello tra i monti
e lei sa il tuo segreto
adula la tua bellezza
con garbo ed estrema saggezza.

Parliamo restando seduti
sulla riva del mare
scommetto che le telline
resteranno alquanto estasiate
dal tramonto dentro i tuoi occhi.

E ancora sarà la marea
riflessa sulle tue gote
ad inerpicarsi nel cielo
per descrivere a nuvole e cirri
la fragranza delle tue labbra.

Parliamo di te
prima che giunga l’aurora
per permettere alle cicale
di ascoltare dentro il silenzio
la melodia del tuo amore.

  N° 3454 - 14 settembre 2018

                                                         Il Custode

venerdì 14 settembre 2018

NEL SILENZIO IO VIVO

Io sono grato
ad ogni disfatta
che ha insegnato al mio cuore
a pensare
a vedere oltre la coltre
dei ricordi oramai in disuso
il ricordo del tuo bel viso.

Però inseguo l’oblio
rammendato sotto le unghie
poiché so d’esser distante
dai tuoi occhi
che simili a cerbiatti veloci
mi sfuggono ad ogni sguardo
come gechi sul davanzale.

Faccio parte del tuo silenzio
e nel silenzio
io mi sento vivo
della notte mi basta la luna
con le stelle non so che fare
se non venderle
ad un vecchio sinto.

Io sono lieto
di averti avuta
per un solo, breve frammento
impigliato alle mie labbra
e ho creduto
benché me ne penta
che tu lo volessi davvero.

Ho giocato la tua bellezza
e ho barato
pur di averla per sempre
ma le carte sono ingannevoli
così come le tue promesse
sicché ti ho persa
ed ancora mi maledico.

Passerà questa mezza stagione
questa vita inerte
quanto le tue parole
che però a me piacevano
tanto da arrivare a scriverle
con dell’inchiostro di china
su di un foglio che viaggia il vento.

  N° 3453 - 12 settembre 2018

                                                        Il Custode

martedì 11 settembre 2018

GLI DEI

Ritti sulla rupe più alta
ad una spanna dal cielo
osservavano con rassegnazione
creature distanti e veloci
che muovevano senza una meta.

Alcune posavano al suolo
fra gemiti, fiamme e cenere
altre, con la voce di tuono
sputavano parole e delirio
che frantumavano il vento.

E gli animali fuggivano
dalla furia degli esseri umani
distruttori per vocazione
oppure portatori incurabili
della malattia della prevaricazione.

E gli dei ebbero un fremito
di irrefrenabile rabbia
avevano tollerato per secoli
con la cecità dei semplici
con la stupidità degli ingenui.

Sicché sollevarono le acque
e lasciarono che le montagne
tramutassero in umida argilla
che seppellisse quelle creature
dal cuore infido e malvagio.

E morirono tutti
gli innocenti e i colpevoli
finanche i carnefici e le vittime
e ritti sulla rupe più alta
gli dei, alfine, placarono l’animo.

  N° 3452 - 10 settembre 2018

                                                        Il Custode

lunedì 10 settembre 2018

IL FINALE DIPINTO

E in quell’ultimo giorno
dalle parole pietrificate
caddero al suolo le case
seguite dalle farfalle
sparse nel cielo, le rondini
smarrirono la primavera.

Si raccontò interi lustri
di quel finale dipinto
sopra una foglia di acero
e precipitata nel lago
che poi diventò un origami
e si bruciò contro il sole.

Chissà che volto aveva
il sospiro della delusione?
Ma soppesando i pensieri
esso si sentì un po’ più solo
non ebbe conforto dai grilli
né dalle ciarliere cicale.

E fu un sogno, un romanzo
bevuto tutto d'un sorso
ma sul sentiero dei fiordi
il suono delle campane
parve essere il grido strozzato
di moribondi gabbiani.

Infine scese il crepuscolo
e lo fece con discrezione
con il rispetto dovuto
a chi ha perduto ogni cosa
il desiderio di vivere
la gioia di poter morire.

  N° 4351 - 9 settembre 2018

                                                            Il Custode

venerdì 7 settembre 2018

LA MADRE DEL SOLDATO

Se solo io avessi saputo
di perderti nella battaglia
avrei pregato con più forza
un dio che pare essere sordo.

O figlio, figlio mio amato
adesso sangue e membra sparse
sopra un prato annerito
per via dei colpi di cannone.

E concederti alla patria
sembra che fosse un privilegio
ma nelle mie solitarie notti
io ti piango e ti rimpiango.

Tu, cresciuto nel mio grembo
e causa del mio folle amore
se solo io avessi immaginato
ti avrei nascosto fra i miei seni.

Ora di te m’è ritornato
solamente pochi brandelli
chiusi dentro la bandiera
che fu per te ragion di morte.

Figlio, o figlio mio adorato
adesso mi si spezza il cuore
sopra questo marmo freddo
sotto il quale tu riposi.

  N° 3450 - 7 settembre 2018

                                                 Il Custode

SUL CAPO DELL'ONDA

Sul capo dell’onda
sopra un relitto di noce
io attraverso l’oceano
dalla Polinesia all’Eurasia
e sugli scogli ed in lacrime
i gabbiani mi dicono addio.

Al sole si screpolano
le labbra ed i miei pensieri
mentre io resto in balìa
di un’altalena di salsedine
e salgo e poi ridiscendo
infine io salgo ancora.

E mi si impenna il sospiro
quando cavalca il Maestrale
diretto al filo dell’orizzonte
dove i delfini attendono
intanto stringono nel becco
la fragranza di un vivo rimpianto.

Ma toccherò la terraferma
prima che scenda il crepuscolo
ed ancorerò la solitudine
ad una bitta della banchina
che, quantunque il tempo muti
non potrò più naufragare.

  N° 3449 - 7 settembre 2018

                                                      Il Custode

giovedì 6 settembre 2018

SURE

E però, quelle parole
sono fucina di odio
sure con le quali tu auspichi
per me una morte violenta.

Libro scritto da un folle
ma tu lo credi, il Corano
e sacrifichi la tua esistenza
dedicata a un fantomatico eden.

Io so di non piacerti
è un sentimento reciproco
eppure almeno io provo
ad avere rispetto di te.

Figlio del Medio Oriente malato
tu, fanatico per costituzione
vorresti conquistare il creato
per condurlo all’età della pietra.

Ecco che cosa ti insegnano
le sure che tu veneri e approvi
libro pensato per trasformarti
in un fantoccio inumano.

  N° 3448 - 6 settembre 2018

                                                      Il Custode

martedì 4 settembre 2018

GENESI

Fosti tu la genesi
che mi insegnò ad amare
ed io, perduto in un canto
raccolsi il sogno e la vita
dal tuo sguardo bellissimo
e fu meravigliosa pozione.

E trascorsero lune
ognuna sulle tue labbra
ed è là che io mi perdevo
poiché mi sentivo bene
quanto un dio dell’Olimpo
un naufrago che approda alla costa.

Adesso, ovunque io mi volto
il tuo pensiero è vicino
è lo stesso che mi convinse
a fare di te una regina
colei per la quale morire
la sola per la quale vivere.

  N° 3447 - 4 settembre 2018

                                                        Il Custode

SICCHE' TI TROVO

Durante la sera, per strada
tu ritorni alla tua casa
e sei bella da perdere il senno
come non sarà mai nessuna.

Io ti seguo simile a un’ombra
attratto da te come un animale
e posso toccare la tua angoscia
annusarla è davvero eccitante.

Chissà mai quale pensieri
ti stanno attraversando la mente?
Nel frattempo allunghi il passo
la mia presenza ti mette a disagio.

La luna celata dietro le nuvole
ti accompagna sopra il sentiero
poi nelle tenebre tu scorgi i ruderi
di una casa abbandonata.

Tu vi entri poiché sei convinta
che il buio sarà tuo alleato
nell’occluderti alla mia vista
ahimè, speranza alquanto vana.

Il tuo sospiro, il tuo sudore
sono il mio faro oltre le onde
la stella che guidò i Re Magi
lungo il viaggio verso l’ignoto.

Mobilio antico e polvere ovunque
odore di muffa e di stantio
ed in mezzo a tutto quel disordine
tu ti nascondi muta e sconvolta.

E però il tuo respiro ansimante
cresce veloce con la tua paura
ti sfugge un urlo di grande terrore
sicché io ti trovo, dopo ti uccido.

  N° 3446 - 4 settembre 2018

                                                       Il Custode