all’interno delle mie ali
in una mattina fredda
in un autunno al declino.
Il vento mi spettina il piumaggio
ma è una tale, sublime carezza
alla quale io vado incontro
con una gioia quasi bambina.
Lo schiaffo leggero dell’onda
sopra gli scogli robusti
che l’acqua, seppure gelata
pare essere un dolcissimo bacio.
Airone sulla via delle nuvole
e libero come è la follia
di chi vive senza curarsi
di quello che gli altri pensano.
E però, forse per gioco
un cucciolo d’uomo sulla sabbia
mi punta con la sua fionda
mi colpisce giusto sul cuore.
Io cado molto velocemente
tra i canneti, vicino al mare
ho pensato fosse giunta la morte
che il dolore mi ha tramortito.
Sicché al risveglio ho sospirato
di rabbia, poi di rassegnazione
e sono ritornato alle nuvole
maledicendo l’umanità.
N° 3890 - 10 dicembre 2019
Il Custode
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