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sabato 18 ottobre 2014

UN CRIMINE PARTIGIANO

Mi sono tutti addosso
membri eretti come pennoni
rami di quercia nelle mie carni
vomitano seme dentro di me
e sputano, dopo mi insultano
il loro odio mi terrorizza.

Io non comprendo davvero
ho camminato questa pianura
mille e mille volte ancora
e costoro mi salutavano
e costoro mi sorridevano
cosa è cambiato da allora?

È che la guerra è perduta
il sogno del Duce è crollato
come un castello di sabbia
alla prima brezza di autunno
ed i partigiani ora uccidono
e sono appagati nel farlo.

Non sono mai stata comunista
quale crimine è mai questo?
Mi hanno raccolta nel bosco
fucili alla mano e rabbia profonda
mi chiamano cagna, dopo fascista
il tono è una sentenza di morte.

Ho un tale dolore nel ventre
il cuore è un carillon in frantumi
e maggio saluta le rondini
ma il cielo è sempre più scuro
sarà questo velo che china
a dirmi che è ora di andare.

Mi sono tutti addosso
io comunque non li sento più
la mia pelle è cotone ghiacciato
la mia anima emigra lontano
non sono mai stata partigiana
quale crimine era mai questo?

  N° 2787 - 18 luglio 2014

                                                Il Custode

venerdì 17 ottobre 2014

HO FATTO TARDI

Ero impegnato a sognare
parole rubate alla brezza
sicché quando tu sei passata
ti ho seguita fino all’oblio.

Ma la tua ombra fuggiva veloce
molto più rapida dei miei pensieri
così mentre tu giravi l’angolo
io mi ritrovai ancora più solo.

I manifesti affissi alle pareti
con il disegno dei tuoi occhi
con il sapore delle tue labbra
che io baciai quasi fossi un folle.

Ed ho fermato grilli e formiche
ad ognuno ho domandato di te
io non capivo la loro risposta
mi deridevano nella loro lingua.

Allora sono tornato indietro
nel punto in cui tu sei svanita
il tuo vestito sopra l’asfalto
il tuo ricordo oltre l’orizzonte.

Sono tornato ed ho fatto tardi
per sussurrarti il mio antico amore
e spighe di grano nelle narici
spine roventi conficcate nel cuore.

  N° 2786 - 16 luglio 2014

                                                Il Custode

I BAMBINI DI GAZA

Guardali morire
i bambini di Gaza
e domandati se sia giusto
sacrificare le loro vite
come fossero agnelli
da offrire in pasto ad Allah.

Osservane gli occhi
in balìa del terrore
e le ferite profonde
scavate dalle bombe
dal germe dilagante
della tua ottusa ignoranza.



Ascolta le loro grida
mentre schizza il sangue
dai loro arti recisi
adesso informe poltiglia
che concima, da qualche parte
le strade ed i campi.

E piangi, se hai un cuore
dinnanzi ai corpi straziati
negli obitori e nei cimiteri
tu mussulmano, tu ebreo
due facce della stessa medaglia
entrambi degni figli di Erode.

  N° 2785 - 15 luglio 2014

                                                Il Custode

mercoledì 15 ottobre 2014

QUANTO DURA L'ETERNO?

Lo domandai ad una colomba
che mi sfiorò la punta del naso
mentre io camminavo in bilico
sulla fune dei miei pensieri
ma non ebbi alcuna risposta
e rimasi con il mio dubbio
come disse il coniglio di Alice
dura l’eterno, forse pochi secondi.

Sicché presi per mano i miei sogni
mostrai loro il mio sogno più grande
ma il buio era talmente fitto
che quel sogno diventò scintilla
fu allora che sentii una voce
provenire dal mio dito medio
madama coccinella che mi indicava
dove avevo smarrito il senno.

Ed un uomo con la barba incolta
si vantava al bar con gli amici
asseriva di essere il Dio
creatore di ciò che era visibile
mi voltai ovunque potessi vedere
e sussurrai all’orecchio dell’uomo:
<<Tu avrai forse mille talenti
Eppure hai fatto un lavoro da schifo!>>

Adesso conto ogni stella che passa
e che muore in bocca alla luna
e mi resta ancora il mio quesito
lo stesso che io penso da secoli interi
arriverà prima o dopo qualcuno
che avrà decifrato l’enigma
io rimango fra la vita e la morte
a giocare a dadi con la mia follia.

  N° 2784 - 12 luglio 2014

                                                 Il Custode

I GIORNI DI SALEM

Li ricordai quasi per caso
i giorni scivolati dalle mie tasche
che arrivarono come delirio
ed armati di falce e dolore
fecero scempio della mia anima.

Piuma che navigava il vento
e su di essa la malinconia
chiudevo gli occhi ma si insinuava
nei pertugi delle mie ciglia
chiudevo il cuore ma sanguinava
ed il sangue era oceano in tempesta.

Leggero ritocco di crepuscolo
sopra la tela dei miei pensieri
io li dicevo e non li vedeva
poiché la vista era distratta
dalla pazzia nella sua mente.

Io promisi un amore diverso
soave come la tela del ragno
eppure lei restava in disparte
terrorizzata quasi fosse farfalla
allora feci spallucce al destino
oramai esausto di morire ancora.

L’ultima cosa che io rammento
fu lo starnuto della pianura
costruite di sabbia e di sogni
caddero le case e le vite umane
così la fragile speranza di averla.

Chiusi la notte dentro lo zaino
e con la notte il suo bel viso
qualche stella prese a bussare
e lo fece con molta insistenza
io le lasciai morire di inedia
temendo che mi parlassero di Salem.

  N° 2783 - 9 luglio 2014

                                               Il Custode

martedì 14 ottobre 2014

L'UOMO CHE IMPLORO' LA MORTE

Tu sei bellissima
da fare invidia alla luna…”
E la morte rimase interdetta
al suono di quelle parole
posò la falce sul pavimento
e strinse l’uomo al suo seno.

Ti seguirò ovunque
per quanto sarebbe distante…”
E nascosti dentro le grotte
i pipistrelli restarono immobili
pochi sospiri sui loro musi
i cuori erano tuoni violenti.

Abbi cura del mio sorriso
l’ho raccolto quasi per caso…”
E la morte spese una lacrima
che con un tonfo violò il lago
e tra i cerchi di quelle acque
si manifestò il riflesso di un bacio.

Mi hanno parlato di te
di quanto tu sia magnanima…”
E tra le fronde degli alberi
le civette seducevano i gufi
labbra protese verso la notte
ad assaggiare spuma di stelle.

Lontano, alla tua dimora
ecco dove io vorrei essere…”
E la morte gli sfiorò i capelli
come fosse una buona madre
poi svanì incontro alle tenebre
poiché quello non era il suo tempo.

  N° 2782 - 7 luglio 2014

                                              Il Custode

lunedì 13 ottobre 2014

UN'ONDA

Arrivò un’onda affamata
sembrava quella più alta
sicché fermo sulla banchina
egli ascoltava le acque
ed il mare urlava qualcosa
che lui non seppe sentire.

Schegge rarefatte nell’aria
gocce di lacrime dagli occhi
gocce di pioggia sopra i capelli
ed i gabbiani si rincorrevano
come bambini nella pianura
attirati da stelle e telline.

All’improvviso fu esausto
e si adagiò sopra una bitta
come fosse carezza di inverno
un brivido freddo lo avvolse
e strinse di più la sua giacca
ma non si avvide che era nudo.

Si alzò un muro immenso
fatto di candida spuma e risacca
e frammenti di oceano distante
ed egli imprecò il suo disappunto
verso l’orizzonte seminascosto
eppure mai stato talmente bello.

Chissà, magari fu il vento
a far sì che egli inciampasse
ma quando si ritirò la marea
di lui non rimase che l’ombra
che cominciò a vagare il molo
alla ricerca della propria anima.

  N° 2780 - 2 luglio 2014

                                                Il Custode

HISTORIA

Vieni adesso dove ti attendo
dove si arrende il mio sguardo
occhi fragili sopra il tuo viso
scivolano a sfiorare il tuo seno.

Raccontami ancora la tua storia
purché sia amore come speravo
ho queste dita, farfalle in picchiata
ad incespicare sulla tua pelle.

Ho queste labbra, spine d’acciaio
intrecciate fra i tuoi capelli
sfugge un sospiro, brezza rovente
dagli anfratti della mia anima.

Pagine e capitoli di antiche parole
inchiostro, sangue delle mie vene
vieni adesso al principio del sogno
dove la notte è adolescente creatura.

Crolla un ricordo, rivolo oscuro
dalle rughe del cuore ferito
e mi sorprendo ancora a pensarti
e all’improvviso io so quanto ti amo.

  N° 2779 - 1 luglio 2014

                                              Il Custode

domenica 12 ottobre 2014

QUANDO CADDI NEI TUOI OCCHI

Confuso nell’ombra
annoiato da una vita insana
i demoni mi raccontavano
ed io li potevo vedere
ed io li sapevo ascoltare.

Respiravo il crepuscolo
profumava di luna e di zolfo
luna che dava baci perfetti
diceva parole che ammaliavano
persino i poeti ed i naviganti.

Un falco disse l’amore
una boccetta di potente veleno
che custodiva sotto le ali
che serrava dentro il becco
ed ogni tanto lo sorseggiava.

Cerchi concentrici nel lago
ad ogni scivolata di stella
e tu eri un astro alla deriva
in piedi sopra il promontorio
io tentavo di afferrarti.

Poi si alzò la tempesta
con l’uragano che imprecava
e le mie ali di porcellana
diventavano sempre più pesanti
come avrei potuto volare?

E non ne fui capace
rassegnato ma comunque felice
io rimasi ed ancora rimango
dentro il limbo che mi accolse
quando caddi nei tuoi occhi.

  N° 2778 - 25 giugno 2014

                                                    Il Custode

QUARANTA GIORNI

Quaranta giorni
senza alcun sole all’orizzonte
soltanto nuvole come macigni
fatte di pece e di fuliggine
e pesanti sopra quest’arca
in balìa delle onde violente.

Quaranta notti
ad osservare la luna intensa
che si appoggia al cielo scuro
e dalla stiva arriva il lamento
degli animali inquieti ed esausti
oramai stanchi della prigionia.

Alla deriva
in questo oceano misconosciuto
frattanto che si cheta la pioggia
non vi è terra né sabbia alcuna
soltanto acque ahimè sconfinate
e disperazione ‘ché il cibo scarseggia.

Eppure io ho fede
e so che giungerò all’approdo
foreste e montagne e grandi laghi
villaggi e città per la nuova stirpe
quaranta giorni e quaranta notti
ed un monito da non scordare.

  N° 2777 - 24 giugno 2014

                                                   Il Custode