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venerdì 12 dicembre 2014

LE RUGHE DEL GENERALE

Solcano il suo viso antico
come fossero profonde trincee
che attraversano ed incidono
uno sconfinato campo di sterminio.

Solcano il suo viso severo
ed ogni lacrima che precipita
diventa lago salato e dopo oceano
dove affondano i suoi ricordi.

La eco delle urla disperate
sono tuoni assordanti dentro la testa
è attraversato lo sguardo stanco
da lampi violenti e violente visioni.

Quanti soldati ha visto morire!
Corpi incastrati nel filo spinato
sogni spezzati dalle baionette
quanti soldati ha mandato a morire!

Il generale adesso non parla
e scivola giù dal suo sigaro
la cenere diretta alle ginocchia
fiocchi di neve dipinta di antrace.

Il generale non sa cosa dire
ai pensieri che lo percuotono
eppure un tempo aveva mille parole
da dire a ragazzi destinati al macello.

Un mantello di tenebre e stelle
cala il sipario delle sue palpebre
mentre sfilano ombre e boati
poi si allontanano come fantasmi.

Il suo cuore, alla fine sconfitto
dalle battaglie che ha tollerato
dalle medaglie unte di sangue
il suo cuore alla fine si quieta.

  N° 2832 - 12 dicembre 2014

                                                         Il Custode

martedì 9 dicembre 2014

E LO SCRICCIOLO DISSE QUALCOSA

E lo scricciolo chiuse le ali
poiché il volo si fece inutile
l’inverno era prossimo a nascere
ed il vento un gelido sbuffo
con le piume si nascose il capo
dagli sguardi di scoiattoli e gufi.

E distante un solo filo di luna
si insinuava da dietro le nuvole
dondolavano le spighe di grano
al sospiro della brezza di mare
si chinavano verso i canali
a bere l’ultimo sorso di vita.

Nella volta del cielo stellato
i primi fiocchi di romantica neve
e lo scricciolo disse qualcosa
ad un’ombra che solcava la sera
con le piume si toccò il petto
incuriosito nel sentirlo silente.

Sopra il manto della pianura
erba e campanule coperte di brina
mentre i merli del vecchio castello
riparavano dentro le feritoie
non rammentava una notte più bella
la più bella da quando era solo.

Con il becco assaporò le tenebre
con le piume asciugò le lacrime
sicché vide al di là della nebbia
un amore oramai in putrefazione
e lo scricciolo ebbe un sussulto
cadde è morì in un cespuglio di more.

  N° 2831 - 8 dicembre 2014

                                                      Il Custode

lunedì 8 dicembre 2014

RITORNO DI SALEM

Adesso tu sei tornata
dalla voragine infida
che ti voleva rapire
dove il buio profondo
ti occludeva al mio sguardo
e benché io ti chiamassi
la tua distanza era tale
che il tuo sospiro svaniva.

E ragni e poi millepiedi
sono state le tue sole guide
fino alla flebile luce
che si insinuava curiosa
là, dove io ti attendevo
con il mio mazzo di rose
che bagnavo con le lacrime
che mi sfuggivano via.

Dopo pipistrelli e farfalle
che ti volavano incontro
e tu, sopra le loro ali
ti arrampicavi a fatica
ma il tuo cuore pulsava
la tua venuta alla vita
mentre cicale accorrevano
e cantavano una gioia discreta.

Con il mio mazzo di rose
io contemplavo il tuo petto
illuso che solo i miei occhi
curassero ogni tua ferita
poi lucci ed ancora salmoni
giunti da acque distanti
da versare sul tuo dolore
e con le acque trascinarlo lontano.

Gatti randagi per la strada
sembravano quasi danzare
le vibrisse sulle tue gote
per vivere del tuo profumo
adesso tu sei tornata
le stelle ti fanno moine
io imploro, tra le mie rose
affinché tu debba restare.

  N° 2046 - 8 aprile 2012

                                                Il Custode

domenica 7 dicembre 2014

SONO FELICE CHE TU CI HAI LASCIATI

Tua madre piangeva
e tuo padre la guardava deluso
le passava un fazzoletto
quasi a volersi liberare dalle sue colpe.

Quelle lacrime
cercavano sul mio viso
il dolore per la tua fuga
ma per cosa avrei dovuto soffrire?

Così restai a lungo in quella stanza
aspettando il mio turno di vederti
ed appoggiai le mie dita al vetro
con l'illusione
di potere toccare i tuoi capelli
mentre fissavo sereno
il tuo dolce sorriso
...forse era già la libertà.

Ed ora mi manchi, amore
ma io non devo piangere
sono felice che tu ci hai lasciati
trovando il coraggio di morire.

E mille persone
si allontanavano silenziosamente
ed io mi fermai a parlare con te:
<<Loro non ti hanno compresa
non ci hanno provato mai
il tuo nome
è scivolato via dalla carta
ed io
ho cercato invano di riscriverlo>>.

E guardavo i fiori
che ti avevo portato
mentre la pioggia ci bagnava
allora restai a lungo
seduto sulla tua tomba
aspettando il mio turno di vederti
ma forse tu non eri già più là.

Ed ora mi manchi, amore
ma io non devo piangere
sono felice che tu ci hai lasciati
trovando il coraggio di morire.

Ed ora mi manchi, amore
ma io non piangerò
sono felice che la tua vita
si sia fermata, adesso
trovando un motivo per morire.

  N° 390 - 16 luglio 1983

                                              Il Custode

sabato 6 dicembre 2014

IL VENTO E LA PIOGGIA

Ha un sapore amaro
si arrampica frattanto graffia
la mia gola ed il mio palato.

Distante all’orizzonte
c’è l’ombra di chi tu fosti
passa un airone e racconta
di quando tu eri il vento
che muoveva fra i miei capelli
di quando diventasti pioggia
in bilico sopra i miei occhi.

Sotto le mie unghie affilate
frammenti dei tuoi sospiri
perché mai mi guardasti
se non mi volevi vedere?
Io domando e neppure la sfinge
conosce qual è la risposta.

Un tempo ero un saltimbanco
un giullare di professione
dopo trovai una ferita
che dal cuore scendeva veloce
verso gli anfratti dell’anima.

Nascosto dentro la notte
ascoltavo la luna cantare
aveva voce da menestrello
che rallegrava le stelle
ma sussurrava parole cattive
strappate dal becco di un’aquila
quell’aquila che a sua volta
le aveva sentite da te.

Chi sei tu, essere impavido
che riposi sopra la mia tela?...”
Fu la domanda del ragno
al quale voltavo le spalle
“…potrei divorarti in un attimo
ma in un attimo me ne pentirei.”

Adesso osservo con garbo
le lucciole ed i miei desideri
che, chiusi in un’arbanella
illuminano la mia cucina
sul tavolo un bicchiere di vino
alla parete un vecchio lunario
e alla data di oggi è scritto
che il tuo amore, seppure maestoso
è stato soltanto un inganno.

  N° 2830 - 6 dicembre 2014

                                                       Il Custode

venerdì 5 dicembre 2014

UN UOMO DI CHIESA

La mia voce è una nenia
che addormenta il tuo cuore
sicché irretirti mi è facile
condurti a me è un solo istante
la mia voce è una menzogna
è un demoniaco inganno.

Tu mi segui nella mia reggia
edificata col sangue dei deboli
di chi fu pagano, di chi fu eretico
di chiunque mi si opponeva
tu mi segui infine ti perdi
questa chiesa è un labirinto.

Ho l’espressione di un angelo
e mi serve per circuirti
se solo sapesse tua madre
di averti consegnato al maligno
ho l’espressione di un santo
ma la rabbia è pronta ad esplodere.

Non comprendi perché ti abuso
nel silenzio della sacrestia
sei venuto qui per pregare
ed offrirti ad un Dio inesistente
non comprendi perché ti uccido
adesso tu non potrai sputtanarmi.

La mia voce è un lamento
che si innalza al tuo funerale
dall’altare io sembro mortificato
e mi inchino alla tua bara bianca
la mia voce è una litania
mentre scruto la prossima vittima.

  N° 2829 - 4 dicembre 2014

                                                      Il Custode

giovedì 4 dicembre 2014

RESTITUISCIMI IL MIO CUORE

Raccoglilo delicatamente
dal cuscino di seta
sul quale lo hai posato
e liberalo dalla gabbia di cristallo
nella quale lo hai rinchiuso
poi vieni a cercarmi
all’interno del labirinto
dei miei mille dolori
e restituiscimi il mio cuore
dopo avere tolto i chiodi
con i quali lo hai fissato
alla tua immagine magnetica.

Ignora le mie lacrime
che non sono niente
se non gocce di vita
che mi sta abbandonando
e copri con un velo pietoso
l’opprimente malinconia
che mi sta annichilendo
e restituiscimi il mio cuore
perché io posso farne senza
ma ho il terrore di morire
lasciando che esso diventi
la tua eredità.

  N° 967 - 22 settembre 2007

                                                       Il Custode

mercoledì 3 dicembre 2014

PASSIONE CINESE

Morbido giunco orientale
il tuo esile corpo
dai seni appena accennati
i capezzoli di dolce pesco.

Scendono le mie mani
sulla tua candida pelle
brividi ed intense visioni
scheggiano le mie pupille.

La tua bellezza cinese
mi si impone dinnanzi
penetrano i tuoi occhi scuri
a lacerarmi la vista.

Tienimi un istante ancora
nel tuo profondo calore
fusione di due mondi distanti
di vicendevoli passioni.

  N° 2302 - 7 novembre 2012

                                                       Il Custode

martedì 2 dicembre 2014

PRENDIMI ED AMAMI

Ho l’anima mia esposta
dove guarda il tuo sguardo
è un punto sopra la tela
di quei tuoi splendidi occhi.

Il cuore mio è madrigale
un’implorazione sfacciata
ad elemosinare i tuoi baci
indecenti sulle mie labbra.

Le mani catturano i seni
e sono formiche impavide
che cercano sui tuoi capezzoli
il nettare che fu degli Dei.

Oh, la mia bocca ti vuole
e precipita sulla tua pelle
vento di Ghibli che soffia
è il mio respiro fuggiasco.

Le pupille sono statue di sale
davanti al tuo viso bellissimo
sicché io non vedo altro
sicché non amo nessuna.

Le mie parole incespicano
tramortite dal tuo profumo
ti supplico, prendimi ed amami
dopo posso anche morire.

  N° 2828 - 1 dicembre 2014

                                                      Il Custode

lunedì 1 dicembre 2014

LE MARMOTTE FANNO LA TANA

E nel frattempo arriva l’inverno
con le marmotte a fare la tana
lei è distesa che pare d’argilla
ed insegue pensieri confusi
lei moribonda come una foglia
che l’autunno ha strappato dai rami.

Ed il sangue al centro del petto
è un rivolo di scintillante rubino
ai raggi del sole e delle lacrime
evaporate in grembo alle nuvole
ed il sangue dentro il suo sterno
adesso attira i cani ed i lupi.

Con lo sguardo lei cerca la vita
e la chiama con un lieve sospiro
le formiche le siedono intorno
ed implorano che lei si alzi
con lo sguardo lei risponde loro
di avere già terminato il suo tempo.

Di tanto in tanto muove le dita
un tremito che stringe il nulla
il vento adopera il bacio più dolce
per scostare via i suoi capelli
il vento accarezza le sue gote
mostra alle farfalle quanto sia bella.

Infine il bosco diventa oscuro
tace ogni cosa, persino il suo cuore
soltanto la eco viaggia un istante
sospinta da un suono di nenia lugubre
infine il bosco è gelido ghiaccio
adesso il grillo sa che lei è morta.

  N° 2827 - 29 novembre 2014

                                                          Il Custode