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venerdì 8 agosto 2014

SECONDI

Dentro i tuoi occhi
di brina e di catrame
io mi specchio ed osservo
il sorriso che rassegnato
reclina il capo al dolore.

Riflesso nelle tue lacrime
io non parlo
io sono muto
un’ombra alla deriva
nell’orizzonte distante
che pare combattere il vento
per essere dentro il tuo sguardo
per tornare nella tua vita.

Tremano queste mie mani
che da secoli attendono
il tuo viso e le tue labbra
e dopo formano un cuore
da posare sopra il tuo petto
affinché possa sostituire
il tuo oramai frantumato.

Supino dentro il tuo ricordo
io non parlo
io sono esausto
sicché infine mi addormento
almeno e per alcuni secondi
dimentico quanto mi manchi.

  N° 2688 - 16 novembre 2013

                                                          Il Custode

AMATA TERRA

Abito la nebbia da tempo
ed annuso l’odore dei prati
distante, oltre questa pianura
posso udire la risacca del mare
io abito la nebbia da tempo
e rimpiango la mia amata terra.

Lo Ionio e la sua salsedine
i ricordi di anni trascorsi
non vivo male tra queste fabbriche
ho gente amica accanto a me
ma lo Ionio e la sua salsedine
è la fragranza che mi manca ancora.

E canto e danzo la vita
l’esuberanza delle mie origini
partorito da un sole rovente
quasi annego in questa brina
io canto e danzo la vita
e chi mi accolse lontano da casa.

Menestrello di antiche contee
degli ulivi del meridione
ho sellato il cavallo e il destino
per viaggiare oltre le stelle
menestrello di antiche contee
emigrato alle vallate d’Emilia.

Verso l’evanescente orizzonte
vedo solamente campi e canali
il mio sguardo macina miglia
per sbirciare un breve istante
verso l’evanescente orizzonte
il miraggio della mia amata terra.

  N° 2687 - 12 novembre 2013

                                                          Il Custode

giovedì 7 agosto 2014

NELLA BANDIERA

Quello che rimane di me
è avvolto nella bandiera
frammenti di zolle di terra
impastati di sangue e fetore
sorvolano il cielo immenso
e mi riconducono a casa.

Ho combattuto una guerra
che mi ha strappato alla vita
quale che ne è stato l’esito
oramai non ha importanza
ho combattuto e pagato
un prezzo, ahimè, molto alto.

Ci penseranno i miei cari
a ricomporre i miei resti
catalogati con molta cura
come fossero antiche reliquie
eppure là c’è il mio sorriso
il cuore che pulsava d’amore.

Adesso io sono un pensiero
impantanato nella trincea
che si erge e scavalca la lapide
si confonde dentro la notte
pronto a respirarne la brezza
e, finalmente, la pace.

  N° 2686 - 8 novembre 2013

                                                       Il Custode

IO SONO AMANDA

Io sono Amanda
vivo dentro la rete
sono solo un profilo
un sospiro vagante
nulla che abbia forma
seppure un essere umano
dunque mi puoi umiliare
senza fartene scrupolo.

Io non ho nessuno
soltanto profondi lividi
dentro questa mia anima
che vive di depressione
né amore né comprensione
ma ferite inferte con forza
chi mai potrei rimpiangere
se io dovessi svanire?

Io sono la vittima
di quei coglioni codardi
nascosti oltre lo schermo
vigliacchi senza mai remore
sfruttano la debolezza
racchiusa nella mia mente
che non riesce a combattere
che implode e mi fa male.

Ed io mi taglio
quasi che quel dolore
prevaricasse la rabbia
che mi sta consumando
che mi sta deturpando
più della droga e dell’alcol
che non mi portano via
dai miei fottuti incubi.

Io sono Amanda
ho sbagliato ed ho pagato
pestata fino a che il sangue
si è tramutato in marea
veleno di solitudine ed offese
che mi hanno alfine indotta
ad incontrare la morte
impiccandomi nella mia stanza
…io ero Amanda.

  N° 2685 - 7 novembre 2013

                                                       Il Custode

mercoledì 6 agosto 2014

UNA NENIA

Bruciano i pensieri
dentro di essi il tuo viso
hanno ali di cartapesta
profumo di aurora boreale
bruciano e spiccano il volo
e presto precipiteranno.

La notte che si ricompone
annusa il cielo stellato
da qualche parte, ella scordò
il regalo che fece alla luna
la notte è solamente un rimpianto
rimpianto da un misero cuore.

La tua bellezza è legittima
e mi entra dentro le ossa
osteoporosi della mia anima
che ha perduto il tuo nome
la tua bellezza non mi compete
ma io ero il meglio per te.

Addio è una parola scontata
al punto che io non la dico
e il mio silenzio ti irrita
la tua irritazione mi affascina
addio è una parola freddissima
per me che sono nato di luglio.

Ti vedo, seppure distante
e fingo di odiarti davvero
tu sei un frammento di tenebra
magari un sospiro di vento
ti vedo e mi manchi tanto
ma non lo ammetterò per ripicca.

Intono una nenia antica
di quando non ero un folle
non fu mai scritta per te
comunque ti si addiceva
intono una nenia funesta
quanto la vita senza il tuo amore.

  N° 2684 - 6 novembre 2013

                                                        Il Custode

DESNUDA

Distesa e bellissima
sopra il divano
e dentro i miei occhi
io rimango seduto
nel frattempo ti scruto
nel frattempo ti amo
e il desiderio che sale
non mi dà alcuno scampo.

Sei nuda e sei l’estasi
un vero capolavoro
i tuoi capezzoli risaltano
sopra i morbidi seni
le mie dita sul mento
le tue sopra le labbra
tu, con estrema malizia
mi fai perdere il senno.

La cravatta mi stringe
ed il calore divampa
tu, distesa e bellissima
sei una tentazione profonda
e nella luce soffusa
io ti vedo ed immagino
ciò che questa penombra
occulta alla mia vista.

Sei nuda e sei mia
ma sono io la tua preda
la mente insegue visioni
peccaminose e violente
eppure se mai io cedessi
infrangerei questa magia
sicché mi alzo e ti guardo
ed abbandono la stanza.

  N° 2683 - 5 novembre 2013

                                                        Il Custode

lunedì 4 agosto 2014

SHANGRI-LA

E si placò la tormenta
che sferzava i crepacci
che dipingeva di neve
le vette delle montagne
la polvere danzava nel vento
pareva zucchero a velo.

Il primo raggio di sole
si infranse sopra le mura
e, caleidoscopio in frantumi
si estese sulla vallata
intanto cianciavano i monaci
le liturgie e le preghiere.

Gli aironi oltre le nuvole
proteggevano il cielo
io, col mio mazzo di loto
ti attendevo sopra il sentiero
io aspettavo il tuo arrivo
per entrare insieme nella città.

E c’era la pace, l’amore
si respirava nell’aria
graffiti in sanscrito antico
sulle pareti dorate
da qualche parte, si narra
qualcuno scrisse il tuo nome.

Seduto, e sembravo volare
sopra le acque del lago
i fiori e perfino il tramonto
erano lo sfondo ideale
sul quale comporre poesie
da dedicare ai tuoi occhi.

Adesso, e dentro i mandàla
le immagini di giorni distanti
io con il mio mazzo di loto
tu e la tua immensa bellezza
sicché sono davvero felice
che tu mi seguisti a Shangri-La.

  N° 2682 - 4 novembre 2013

                                                       Il Custode

IL CAVALLO

Questa sera è bellissima
sfiorata dalla brezza lieve
che giunge dall’Egeo
eppure ho questo disagio
affacciato alla mia finestra
ad osservare, nella piazza
l’imponente cavallo di legno.

Saranno grati gli dei
del dono sopra la spiaggia
lasciato dagli achei in fuga
stravolti da anni di sangue
versato e inutilmente
per lavare la presunta onta
del ratto che operò Paride
quando portò la bella Elena
dentro le mura di Troia.

E le stelle sperse nel cielo
hanno lo sguardo funesto
in questa sera bellissima
dove, nel totale silenzio
il ventre di quell’animale
emette sinistri sospiri
in grado di raggelarmi
ed indurmi tremende visioni.

Sono salpate le navi
del nostro agguerrito nemico
svanite oramai all’orizzonte
sulla via di un mesto ritorno
sono fuggiti e comunque
quasi fossero spettri insolenti
respirano per le nostre strade.

Ma hanno muscoli e bisbigli
partoriti d’un tratto
dal ventre di quel cavallo
hanno le spade e gli scudi
gli occhi di belve feroci
qualcuno apre il portone
e nel silenzio che si infrange
loro urlano e con le torce
illuminano i palazzi di Troia.

Sicché la città si desta
qualcuno non comprende ancora
e muoiono le sentinelle
sotto i colpi dei greci
non v’è pietà per alcuno
per gli anziani nei loro letti
per le donne che sono stuprate
per i bambini scagliati nel vuoto
dalla vetta delle alti torri
non v’è pietà per nessuno
in questa sera bellissima.

Saranno grati gli dei
a chi ci portò alla morte.

  N° 2681 - 2 novembre 2013

                                                       Il Custode

domenica 3 agosto 2014

FRANKENSTEIN

La sete della sapienza
mi divorò a tal punto
ch’io persi la ragione
fra tomi e vecchie ampolle.

Sicché in balìa della follia
io pensai il mio progetto
di sostituirmi all’Iddio
fino a vincere la morte.

E nelle stanze oscure
del mio tetro castello
l’esperimento prese forma
e così la mia creatura.

Da consumato medico
o forse becero alchimista
scelsi gli arti e i muscoli
per il mio essere perfetto.

Maestoso ed imponente
così immaginai la mia opera
possente da intimorire ognuno
eppure dal pensiero brillante.

Ma mi mancava alfine
la sola ed ultima scintilla
il dono che io chiesi al cielo
e che mi arrivò con il temporale.

Ma, ahimè, fu il fallimento
ed il miracolo che io volli
si tramutò in feroce assassino
che presto mi si rivoltò contro.

Sotto i lampi ed il diluvio
la mia fuga si fece vana
tra i merli e il camminatoio
io non ebbi alcuno scampo.

Nella notte di tregenda
la creatura mi inseguiva
mentre i forconi dei villani
mi attendevano sotto le mura.

Da erudito scienziato
o forse illuso sognatore
io persi mesi per poi tessere
la mia più stupida utopia.

Bruciavano le torce della plebe
si fondevano con il lampo
e le mie ossa si spezzavano
nella morsa di quel mostro.

La sete della conoscenza
mi alienò a tal punto
ch’io persi la ragione
e con essa la mia vita…

  N° 2680 - 1 novembre 2013

                                                        Il Custode

VIVO NEL LIMBO

Vivo nel limbo da secoli
fin dal mio primo vagito
da quando ho aperto gli occhi
e ho guardato la vita
creatura piuttosto strana
che io ho voluto ignorare.

Mi disseto di acqua piovana
regalo di un vento nomade
che filtra oltre i crepacci
e impatta sulla mia fronte
la mia bocca si apre ed attende
la lingua è mano che accoglie.

Pare quasi io sia in una bolla
una trasparente prigione
che gira, si ferma poi rotea
sicché la testa si fa mulinello
però sento in fondo alle tenebre
i suoni di un mondo distante.

Vedo passare le anime
veloci frammenti di luce
la direzione è una soltanto
nessun paradiso, né inferno
sono dirette in una discarica
fatta di rabbia e di oblio.

Mi nutro di mosche adulte
rubate alla tela del ragno
strappo le ali e le sputo
si attaccherebbero al mio palato
il ragno mi tiene il broncio
ma si rassegna alla mia prepotenza.

A volte urto contro le nuvole
o forse si tratta di scogli sul mare
ascolto qualcuno imprecare
probabilmente i granchi e i gabbiani
scusarsi, però, è da cuori deboli
il mio è indurito e rugoso.

Vivo nel limbo da secoli
fin dal mio ultimo sorriso
da quando ho annusato il profumo
di un amore in putrefazione
sentimento alquanto maldestro
che io ho preferito evitare.

  N° 2679 - 31 ottobre 2013

                                                     Il Custode