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martedì 17 marzo 2015

VOLEVO SOLTANTO GIOCARE

Perché mi uccidi?...”
…ma quella domanda inattesa
rimase sospesa nell’aria
poi tentò di scalare il cielo
in cerca di una risposta.

Non soffiava un filo di vento
non c’era nulla a cui aggrapparsi
fu così che si tramutò in lacrima
si insinuò in pertugio minuscolo
da cui raggiunse il fondo del mare.

Davvero non mi ricordo…”
…forse accecato dall’arcobaleno
colpì più volte e proprio sul cuore
nessun rimpianto nel suo sguardo
né alcun sorriso sopra il suo viso.

Un alone di sottile pazzia
quasi una sbronza senza ritegno
e quel filo di sangue lucente
che scivolava sopra la lama
era un sublime viaggio nell’estasi.

Alla fine lei chiuse gli occhi
smarrì un respiro tenuto in riserbo
Ed un ultimo lieve pensiero:
“io credevo di vivere in eterno…”
…forse comprese che si sbagliava.

Alla fine lui mise il broncio
quando scuotendola la chiamò per nome
schegge di ira e di delusione
infine disse con tono sommesso:
“io volevo soltanto giocare…”

  N° 2866 - 16 marzo 2015

                                                  Il Custode

lunedì 16 marzo 2015

JOINT

Prendi possesso di me
e soffiami
nella tua nebbia
giostrami
nell'infinito
del tuo paradiso
ma non lasciarmi
ora
sospeso nel vuoto.

  N° 560 - 9 luglio 1985

                                            Il Custode

sabato 14 marzo 2015

IO SARO'...

Io sarò un re
e ti condurrò nel mio castello
ogni volta che la tua ambizione
sentirà il desiderio di un regno
ed un reame da governare.

Io sarò un giullare
e rallegrerò la tua esistenza
ogni qualvolta che i tuoi occhi
brilleranno di lacrime d’agonia
ed uccideranno il tuo sorriso.

Io sarò l’amore
e mi curerò del tuo cuore
quando la tua solitudine
sarà un fardello troppo pesante
sul sentiero della tua anima.

Io sarò il dolore
che tu depositerai in me
e che io ridurrò in frantumi
perché non ti possa scalfire
e non ti debba mai più ferire.

Io sarò un bambino
e penderò dalle tue labbra
estasiato nell’ascoltarti parlare
e supplicherò le tue carezze
quando la notte farà troppo spavento.

Io sarò un uomo
e non potrò amare che te
e ti consegnerò il mio destino
ma con l’orgoglio e la dignità
di non essere mai il tuo zerbino.

  N° 1081 - 9 maggio 2008

                                                   Il Custode

venerdì 13 marzo 2015

FRAGILI

Fragili
come acerbe foglie
cullate dal vento freddo dell’inverno
noi ci stacchiamo dall’albero
e voliamo nel cielo immenso
per poi infrangerci al suolo
laddove il vento si è calmato.

Fragili
come gocce di pioggia
perdute dal caldo temporale dell’estate
noi ci ritroviamo sull’asfalto
uniti in pozzanghere multicolori
per poi evaporare verso il cielo
sotto i raggi di un sole cocente.

Fragili
come tu ed io
immersi nei nostri problemi
e tu non comprendi i miei silenzi
mentre io non ho compreso ancora
qual è il senso della mia vita
qual è il senso di tutta la vita.

  N° 896 - 31 gennaio 1991

                                                  Il Custode

giovedì 12 marzo 2015

EROTICA

Spogliati ancora per me
e lascia scivolare lentamente
i tuoi vestiti ed il tuo pudore
lieve carezza sul pavimento
che mi rivela il tuo corpo nudo
ed io mi eccito a dismisura
tanto che sale la voglia di sesso
che sovrasta l’ipocrisia vana
di chi da sempre lo chiama peccato
ma il peccato sarebbe non farlo.

Ed è un attimo che pare eterno
incrociare il tuo sguardo perverso
alla ricerca del piacere assennato
ed io non potrei mai resisterti
ipnotizzato dai tuoi seni esposti
dall’odore di mare e di frutta
che sale rapido dalla tua vulva
e percuote il mio debole olfatto.

Adesso noi vinciamo entrambi
mentre le mani prendono a toccarsi
a volare come farfalle impazzite
ed io, folle di confusione e libido
elemosino il tocco delle tue labbra
dal petto che nasconde il mio cuore
fino a dove il mio pene ti attende
per fermarsi dentro il tuo palato.

Ma questa volta è il mio turno
di cibarmi dell’organo lucente
che modelli sulla vetta delle gambe
poi ti stringo come avessi paura
di smarrirti da un momento all’altro
ma sono completamente in te
così tu non puoi più sfuggirmi
ma restare inchiodata alla mia mente
quale simbolo di un amore a tempo
dolce emblema di erotica frenesia.

  N° 1270 - 7 ottobre 2008

                                                   Il Custode

mercoledì 11 marzo 2015

NIRBHAYA

Ebbene sia, dunque
tu, miserabile e infame
io sono alla tua mercé
con il mio pube glabro
poiché sono una bambina
ma questo non sembra importarti
questo non sembra fermarti
tu oramai hai deciso
quello che sarà il mio destino
ma per quanto possa fare male
io non ho paura!

Ho l’anima che impreca
da quanto ti disprezzo
io mi agito, graffio e sputo
e però non serve a nulla
ma provo un tale ribrezzo
per le tue mani sudate
sopra i miei seni minuscoli
fra le mie cosce
ed attorno alle mie natiche.

Il tuo sorriso malvagio
si infrange sul mio viso
tu abusi di me
in maniera selvaggia e impietosa
e te ne compiaci
ma da quale vittoria effimera
ti senti talmente appagato?
Tutto ciò che mi hai rubato
non è altro per te
che una conquista misera.

Io lo vedo
tu adesso sei pronto
per il tuo ultimo affronto
e legata ad un albero
attendo le fiamme crepitanti
è questa la tua soluzione
per farmi tacere per sempre
tu, vile e bastardo
escremento di cagna in calore.

Io non oppongo resistenza
poiché sono una bambina
oramai priva di forza
senza più voglia di vivere
comunque ti guardo negli occhi
perché io ho dignità
e benché la mia morte sarà atroce
in mezzo al fuoco e fra le sterpaglie
in questa radura dell’India
io non ho paura!

  N° 2865 - 10 marzo 2015

                                                  Il Custode

martedì 10 marzo 2015

BOKETTO

In qualche anfratto del nulla
la eco di ogni mio pensiero
si cheta ed infine si adagia
in questo sublime silenzio.

Sguardo assente fisso nel vuoto
e l’udito occluso al mondo
è una sensazione sublime
come se io non fossi mai nato.

Seduto in bilico sulla mia vita
non godo di nessun contatto
non sperpero alcun sospiro
ma faccio provvista di pace.

Passano davanti ai miei occhi
ricordi e paesaggi a me invisi
in processione come formiche
passano e nemmeno me ne accorgo.

Stagioni, persino secoli distanti
tutto il vissuto scivola e svanisce
labbra socchiuse a nutrirsi di aria
ma è bellissimo essere l’oblio…

  N° 2864 - 10 marzo 2015

                                                  Il Custode

lunedì 9 marzo 2015

DI LUCE

Tu sei un riflesso
violento e tenero
di luce
che scivola leggera
verso il mio cuore
nel nucleo profondo
della mia anima
e ti ci inoltri
tu mi sconfiggi
allora imparo l’amore
come non lo sapevo
come non lo vedevo
scintilla avvolgente
di luce
violenta e tenera
quanto i tuoi occhi
al pari della tua bellezza.

  N° 1574 - 22 luglio 2009

                                                 Il Custode

domenica 8 marzo 2015

CANTICO DI UN AMMAZZATO POLITICO

Ho rubato ad un cieco
il suo vedere lontano
e ad un vecchio mendicante
la forza della sua mano
e le lacrime di un bimbo
che piange di paura
e la libertà che un cervo
aveva chiesto alla natura.

Mi hanno pestato a sangue
per votarmi al loro Dio
e poi mi hanno chiuso gli occhi
ed ogni pensiero mio.

Che buio in questa stanza
che fa orrore anche al vento
di umido terriccio
ma anche il cuore è spento.

Chissà se adesso, fuori
qualcuno avrà compreso
che ciò che non ho amato
Dio se l'è ripreso.

E’ la vita che ieri
mi ha voltato le spalle
mentre grido in silenzio :
"ho lasciato la valle."

Odio vedere il sangue
quel colore suo rosso
eterno ora qui il nero
che osservo commosso.

Ho rubato ad un cieco
il suo vedere lontano
e ad un vecchio mendicante
la forza della sua mano
e le lacrime di un bimbo
che piange di paura
e la libertà che un cervo
aveva chiesto alla natura.

  N° 340 - 16 gennaio 1983

                                                   Il Custode

sabato 7 marzo 2015

AL RICEVIMENTO DEL RAGNO

La mia tela è accogliente
e scintilla al bacio del sole
Nella notte s’apriranno le danze
per celebrare la vostra venuta.

Signore mosche, damigelle falene
tutte invitate al mio ricevimento
io, con le zampe fasciate a velluto
e lo sguardo capace di ipnotizzare.

Vi attendo, o prede, alla mia tavola
farfalle e libellule, pasto prelibato
siete leccornie ch’io già pregusto
nella mia dimora, tra la felce e l’albero.

Signorine zanzare, principesse api
s’inizia la musica sopra i vostri lamenti
io sono seduttore, maestro nel circuirvi
sarete la cena, poi provviste per l’inverno.

Sin dal crepuscolo e fino all’aurora
i vostri resti quale tappeto sulle foglie
tutte imprigionate al mio ricevimento
nella mia dimora, tra le gocce di brina.

  N° 2862 - 3 marzo 2015

                                                Il Custode