Translate

martedì 7 aprile 2015

VENGO CON TE

Vengo con te
dentro la selva intricata
di pensieri e di tenebre
del tuo arcolaio incantato
io, disperato giullare
e dispensatore di piaghe
sono disposto a seguirti
sebbene cieco ed ignudo.

Dammi i tuoi occhi
li infilerò nella tasca
saranno briciole e sassi
disseminati sopra il sentiero
e guideranno i miei passi
diretti verso il tuo cuore
che batte mentre bisbiglia
che mi attendeva da secoli.

In qualche anfratto
la brezza tiene in riserbo
ogni frammento minuscolo
del tuo profumo in frantumi
che cadde sulle mie labbra
ma queste erano chiuse
per dare forma ad un bacio
da infrangere sopra il tuo nome.

E ti chiamarono strega
per me tu eri l’amore
quello che mi era caduto
dentro una pozza di lacrime
io saltavo come un bambino
ma il tuo riflesso alle spalle
fuggiva incontro alla luna
che si specchiava e annegava.

Nel labirinto del parco
le grida della mia eco
cercavano in ogni pertugio
il buio della tua stanza
io mi voltai un solo istante
a cogliere un po’ di salsedine
tu, sul dorso di un vecchio lupo
mi salutasti per sempre.

  N° 2877 - 7 aprile 2015

                                               Il Custode

domenica 5 aprile 2015

PROCLAMA DELLA FARFALLA

Sicché lei volò rapida
lasciando sopra i cespugli
la pelle ed i resti del bruco.

Le antenne a saggiare l’aria
nell’attesa della prima brezza
dopo saltò a cavallo del vento
che soffiava ad increspare il lago.

Spalancò le ali d’arcobaleno
risaltanti sopra lo stagno
poi posatasi su di una ninfea
chiamò a raccolta libellule e grilli
e le zanzare che infine tacquero.



Impettita come una regina
si schiarì con decisione la voce
affinché ciò che aveva da dire
raggiungesse i falchi distanti
gli scoiattoli nei loro nidi
ed i ricci dal passo sornione.

Fu allora che iniziò a parlare
dicendosi stanca di avere breve vita
destinata a morire tra i fiori
proprio all’apice della bellezza
fu così che arringò gli astanti
asserendo d’essere la più bella
fra le creature di madre natura.

Lei parlava il suo monologo
ricevendo applausi e consensi
però destata da quel clamore
una rana riemerse le acque
infastidita da quel cianciare
e dal proclama della farfalla
con un veloce colpo di lingua
la afferrò e la inghiottì in un istante.

  N° 2876 - 5 aprile 2015

                                               Il Custode

venerdì 3 aprile 2015

L'APPRENDISTA

Ti osservo, maestro
e sento rantolare le vittime
un sospiro distratto
a volte un lieve sussurro
ed io trattengo a fatica
il mio ghigno malvagio.

Hai una tale eleganza…
agisci con una classe immensa
il rispetto verso chi muore
è sempre la tua priorità.

Ti seguo e ti ammiro
spero di poterti emulare
voglio assaporare lo sguardo
di chi si appresta a morire
quella visione unica
che mi procura l’orgasmo.

Poi sarà la mia volta
di infierire sui corpi
ma questa attesa snervante
mi dà un piacere sublime.

Adoro la tua flemma
l’arte sopraffina
con la quale torturi la gente
dopo ne sezioni le carni
un’invidiabile atroce lentezza
che prolunga la loro agonia.

Insegnami e ti ascolterò
sarai tu il mio mentore
io il tuo fedele discepolo
finché avrò la gioia di uccidere.

  N° 2875 - 3 aprile 2015

                                               Il Custode

giovedì 2 aprile 2015

UNA DEDICA

Il tuo sangue
sotto le mie unghie
appoggiato alle mie labbra
il tuo sangue è buono
aroma di frutti di bosco
del bosco nel quale riposi.

Fra i miei denti
brandelli della tua carne
carne rossa, dolcissima
che inebria il mio palato
un pasto prelibatissimo
è ciò che rimane di te.

Un rito arcaico
a festeggiare la tua dipartita
questo amore al tramonto
e però soddisfacente delirio
sicché la mia gratitudine
ti accompagna verso le tenebre.

Sotto la terra
tu germogli come una gemma
la tua anima fende la notte
sotto la terra il tuo corpo
accarezzato da un raggio di luna
e la pioggia sopra i capezzoli.

  N° 2874 - 2 aprile 2015

                                                Il Custode

domenica 29 marzo 2015

LO SPECCHIO INNAMORATO

Era fermo là, come sempre
immobile e solitario sulla parete
luccicante alla luce del sole
che filtrava attraverso la finestra
ed illuminava il suo sorriso
quello che lei non vedeva mai
quando gli imponeva il suo viso
mentre usava trucchi e creme
che non potevano accrescere
la sua bellezza esagerata.

E lui la osservava ogni istante
sentendosi tramortito e rapito
dalla quella perfezione incantevole
che non riusciva a possedere
e per dimostrargli il suo amore
la rifletteva meravigliosa
segnando di luce il suo profilo
giocando sulla sua immagine
che serbava nel suo cuore di vetro
e che lei non leggeva mai.

E fu allora che prese la decisione
e con un lampo violento e preciso
la imprigionò dentro di sé
insensibile alla disperazione di lei
vinto dall'egoismo della follia
sicché lei attese per secoli interi
che qualcuno ascoltasse le sue lacrime
ed infrangesse l’incantesimo
ma visse per sempre dentro lo specchio
dove la sua bellezza divenne eterna.

  N° 1165 - 18 luglio 2008

                                                 Il Custode

sabato 28 marzo 2015

L'UOMO CHE DISEGNAVA CERCHI SULLA LUNA

Con il compasso ed il calibro
tracciò dei solchi profondi
e li volle davvero perfetti
sopra la superficie lunare
affinché nel buio del cosmo
brillassero quasi fossero stelle.

Dopo si fermò in un canto
per respirare a pieni polmoni
ogni sospiro, ogni lacrima
modellati dagli amanti e dalle sirene
ed annotava sopra un taccuino
le parole sulle quali inciampava.

Figlio di un Dio indaffarato
egli non conobbe mai il padre
ma cresciuto dall’Orsa Minore
aveva imparato il sorriso
istruito da un delfino nomade
disegnava come ben pochi sanno.

Ma con il passare dei secoli
si rese conto di essere solo
fu allora che svanì il suo senno
e con esso persino la rotta
smarrito il profumo dei sogni
egli cadde in una voragine.

Dentro quel labirinto di cerchi
qualcuna provò a chiamarlo
ma non conoscendo il suo nome
si rassegnò e tacque per sempre
e la luna diventò molto pallida
triste, come chi ha perso l’amore.

  N° 2872 - 27 marzo 2015

                                                  Il Custode

venerdì 27 marzo 2015

PIAZZALE LORETO

Infami
rigurgiti abominevoli
di una patria ingrata
voi che soltanto fino a ieri
eravate tutti ad acclamarmi
mentre adesso oltraggiate
le mie spoglie martoriate.

Che Iddio vi maledica
miserrimi italioti
ignobili
nel mentre che deturpate
il viso bello e delicato
dell’amata mia Claretta
che mi seguì sin nella morte.

Sicché io vi odio
bastardi ed immondi buffoni
frammenti di sterco maleodorante
sparsi per tutto l’asfalto
maestri nel tradire e imbrogliare
voi qui a ridere ed esultare
a festeggiare una vittoria
che certo non vi appartiene.

Orda di ratti sfuggiti alle fogne
voi mi colpite, voi mi sputate
l’ignominia è ben visibile
nella luce dei vostri sguardi
e non è che il gelido riflesso
che si inerpica e balena
dal vuoto nelle vostre anime.

A Milano
offerto al pubblico ludibrio
voi, indegni figli illegittimi
di questo cielo che vi abiura
di questa terra che rinnega
e pare piangere la mia dipartita
quaggiù…in piazzale Loreto.

  N° 2871 - 26 marzo 2015

                                                 Il Custode

giovedì 26 marzo 2015

IN SEGRETO

Sono qui
prigioniero assoluto
di un timore infantile.

E ti osservo nell’ombra
contemplo la tua bellezza
nascosto tra i miei pensieri
io tremo come una foglia
e ti amo in segreto.

Il tuo fascino irresistibile…
sicché io perdo il senno
la testa è un mulinello
una girandola al vento.



Io sono qui
giusto nella penombra
vicino ad un raggio di luna.

Soltanto un bacio
magari una lieve carezza
come fossi diretto al patibolo
ho desiderio ed ho bramosia
di chi si appresta a morire.

Maledetto incantesimo…
io ne sono alla mercé
al bivio tra passione ed oblio
dove ti attendo in segreto.

  N° 2870 - 25 marzo 2015

                                                   Il Custode

domenica 22 marzo 2015

MARCHESE DE SADE

Libertino
ed è un tale piacere
io appago la mia vocazione
che l’umana morale ipocrita
tende a soffocare
ma cosa vi è più di meglio
dello precipitare nell’estasi?

Tra le mura della Bastiglia
dentro una cella umida
ecco dove io venni esiliato
a scontare un fantomatico reato
che un reato in realtà mai fu.

Non mi importa dell’Iddio
né delle leggi astruse
che qualche omuncolo scrisse
secoli prima del mio avvento
l’orgasmo ed il sesso estremo
non è che questo il sentiero
che il mio cuore affamato
intende calcare e seguire.

Strano il mio destino
di fervente rivoluzionario
io che abiurai
la monarchia, la legalità
per essere poi perseguitato
dai proletari ingiusti ed infami
ai quali mi ebbi ad unire
e che dopo mi boicottarono
siccome io fui aristocratico.

Sodomia, violenza ed erotismo
non sono che insulse parole
mentre il fine mio ultimo
è soddisfare il mio istinto
così come fanno le bestie
come volle Madre natura.

Rinchiuso adesso al confino
dentro l’Albergo dei pazzi
io scrivo i miei pensieri
la mia dottrina assoluta
di uomo senza mai remore.

Compongo i drammi
la mia filosofia
le poesie pensate la notte
che furono fonte di accuse
e di calunnie infamanti.

Ma seppure io ebbi catene
alle caviglie ed ai polsi
davvero non rinnego nulla
poiché pur col corpo legato
la mia anima è da sempre libera.

  N° 2869 - 22 marzo 2015

                                                  Il Custode

sabato 21 marzo 2015

LEGGENDA DELLA LUCERTOLA

Dicono che passò veloce
come una scheggia sul muro
e polvere di malta e di mattone
si alzò verso il cielo terso
si adagiò sopra la brezza
sospinta via dalla sua coda.

E contro il sole, le sue pupille
erano gocce di nera ametista
dicono che morì cento volte
alcune per mano dei ragazzini
altre per astio verso la vita
eppure sapeva risorgere sempre.

Danzava in bilico sopra le dita
di una bambina dal volto emaciato
solo la bimba sapeva il suo nome
lo ripeteva dopo ogni bacio
dicono che fu un amore speciale
che suscitava invidia e rispetto.

Seppure in balìa di torture ed abusi
dicono che lei non sanguinasse
ma la sua pelle dai mille solchi
scintillava come prezioso smeraldo
che le signore volevano rubare
per adornare il collo ed i polsi.

Certo ne aveva viste di cose
da farne un romanzo pieno di pathos
mimetizzata tra i rovi e le aiuole
dicono che ascoltasse in silenzio
ma era discreta e molto educata
sicché tenne per sé i segreti.

Poi scese la luna e con lei la notte
qualcuno pensò di vederla nel buio
nessuno sa bene che cosa accadde
però quando morì quella bambina
lei la seguì in un sentiero di ombre
e dicono che non volle tornare.

  N° 2867 - 19 marzo 2015

                                                  Il Custode