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lunedì 25 maggio 2026

ULTIMATUM

Aspettammo 
poiché i gerarchi
avevano già deciso
e l'ultimatum che dissero 
era già una sentenza. 

Loro sapevano
che non ci saremmo arresi
che deporre le armi
sarebbe stata un'onta 
che non avremmo tollerato.

Nella stanza
si respirava la paura
insieme al nostro sudore
mescolato all'urina
che i più pavidi persero.

Fuori c'era la brezza
la primavera era tiepida
fatta di suoni e di colori
e dalle inferriate 
s'affacciavano le api.
Poi fu il momento 
i tedeschi non perdonarono 
il tradimento subito
dal nostro Re e dai politici
e firmarono la nostra condanna. 

I muretti in pietra...
erano quelli il nostro patibolo 
da lì echeggiavano 
i proiettili e le grida
che significavano la morte.

Sotto il sole
selezionati pochi alla volta
io ricordo i fucili puntati
poi il fuoco dentro la carne
ed infine la notte profonda. 

  N° 5792 - 21 maggio 2026

                                         Il Custode 

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