Pensavi fosse facile
vincere la battaglia
che non era la tua
né dei tuoi uomini
bensì d'un politico genovese
e di un conte del Piemonte.
vincere la battaglia
che non era la tua
né dei tuoi uomini
bensì d'un politico genovese
e di un conte del Piemonte.
Sul massiccio calabrese
hai sfidato il papato
e la parte della popolazione
che non voleva l'Italia
ma preferiva svernare
all'ombra della Corona borbone.
È vero, sull'Aspromonte
nell'infuriar della battaglia
furono esigue le vittime
fra l'italico esercito, fra le tue genti
ma là, con la gamba ferita
ti scopristi per nulla invincibile.
E così, dopo l'unificazione
si infranse l'assurda utopia
di conquistare i cuori e le menti
e di spodestare il Vaticano
troppo potente, la Chiesa cattolica
troppo abituata ai giochi di palazzo.
si infranse l'assurda utopia
di conquistare i cuori e le menti
e di spodestare il Vaticano
troppo potente, la Chiesa cattolica
troppo abituata ai giochi di palazzo.
Sicché, dopo la prigionia
ti ritirasti in quel di Caprera
umiliato nel cor e nell'animo
per avere creduto alle lusinghe
di un conte del Piemonte
e d'un politico genovese.
N° 5862 - 13 agosto 2026
Il Custode

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